Piazza Giuseppe Verdi, Pian Camuno (BS), 2004
Nuovo spazio urbano
con Atelier2
A Pian Camuno, l'orografia, gli scorci verso il Sebino e l'alta Valle, la prossimità della natura con le rocce delle montagne e i boschi e l'intensità del cielo costituiscono un affascinante palinsesto per la formulazione di un "cuore urbano" come la nuova Piazza del Mercato.
L'area di progetto si configurava, prima dell'intervento, come uno spazio di difficile accesso, pericoloso per la prossimità delle strade e privo di riferimenti e segni urbani precisi.
La presenza di una serie di edifici e servizi pubblici nelle immediate vicinanze dell'area rendevano il progetto della piazza un'opportunità per definire uno spazio urbano di forte riconoscibilità che al contempo consentisse di collegare tra loro le varie funzioni pubbliche.
Il principio guida dell'intervento vuole creare uno spazio pubblico fortemente riconoscibile e per questo motivo, in opposizione alle forti variazioni altimetriche del contesto urbano esistente, il progetto definisce una piazza orizzontale, accessibile, sicura e funzionale allo svolgimento di tutte le attività previste.
Le rampe e i terrapieni, necessari per colmare i dislivelli, mirano alla definizione di una "monumentalità" pacifica in cui sono inseriti elementi architettonici che forniscono senso d'identità al luogo.
La definizione del piano orizzontale è ottenuta grazie a pareti di contenimento in calcestruzzo armato a vista e da due setti verticali, uno curvilineo e uno rettilineo, rivestiti in acciaio corten, a memoria della antica tradizione di lavorazione dei metalli della Valle.
La forma trapezoidale della piazza consente la definizione di prospettive verso la città e verso le montagne, contribuendo a creare un forte legame tra lo spazio urbano ed il paesaggio circostante. La piazza risulta ampia, protetta, in grado di accogliere molte persone; l'arredo urbano e i lampioni disposti in prossimità del perimetro, liberano così lo spazio centrale dove domina una superficie di porfido trentino scandita da bande di granito.
Durante le piogge l'acqua di scorrimento viene naturalmente convogliata in un canale, filtrata e ricondotta verso la fontana-stele, importante elemento scultoreo, che evoca una sorgente che sgorga dalla montagna, simboleggiata dal manto in porfido trentino, e che vuole portare l'elemento acqua, simbolo di vita, con il suo rumore e i suoi riflessi al centro dello spazio lastricato.
Una sorta di "yin e yang" orientale in cui alla solidità minerale del porfido si affianca per contrasto l'immaterialità e la fluidità dell'acqua.
La forza scultorea dell'intera piazza è definita dal dialogo tra piano orizzontale ed elementi verticali che delimitano lo spazio.
La pavimentazione in porfido del trentino e granito è contenuta dai setti perimetrali , due rivestiti in doghe di legno e due in corten.
Proprio questo materiale, arancione - bruno - ossidato, sembra riflettersi nel contenuto materico del porfido a terra, l'effetto è stato volutamente accentuato attraverso un processo di corrosione chimica di alcune lastre con l'impronta del porfido, come se la lamiera di ferro, opaca e inerte, divenisse uno specchio riflettente e vivo.
Due percorsi pedonali e la pavimentazione della piazza che si estendono fino a saldarsi con gli spazi esistenti del centro storico e civico, sottolineano la volontà progettuale di legare questo nuovo "fulcro" della città a tutte le funzioni urbane stabili che gli gravitano attorno.
Due importanti opere scultoree caratterizzano l'allestimento della piazza, anche in questo caso l'accostamento si sviluppa per contrasto di tecnica e linguaggio: in primis il busto di Giuseppe Verdi, dello scultore Mario Pellizzoni da Busseto (1967), restaurato e rimesso in valore: si pone Verdi in uno degli angoli della piazza, quasi fosse un direttore d'orchestra che osserva l'ampia "platea" di porfido. In prossimità del busto vi è poi una scultura di Guido Scarabottolo della serie "ombre di metallo": una sorta di pianoforte (l'autore lo chiama ironicamente il "pian-camuno") che sembra infisso verticalmente nel suolo lapideo.